Cosa ci dicono le prime tre uscite del Catania

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Pubblicato: 10:45 - 14 Agosto, 2019


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.

Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

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Tracciare un bilancio, anche ridotto, delle prime tre uscite stagionali di una squadra è sempre molto relativo: utile da un lato, ma per certi versi solo parziale. Può aiutare, comunque, riassumere quanto visto fin qui: cosa ci dicono le prime tre uscite del Catania “versione beta”?

IMPRONTA OFFENSIVA – Sicuramente l’impronta al calcio offensivo voluta e trasmessa, per adesso, da Andrea Camplone: in questo senso le ultime due settimane aiutano e non poco in sede di analisi dei progressi del lavoro del nuovo tecnico. Dalla sfida contro il Fanfulla a quella contro il Venezia sono stati fatti diversi passi in avanti in termini di velocità di gioco e quantità di tocchi in una singola azione: si veda l’occasione che ha portato al tiro Vincenzo Sarno contro i Lagunari, preludio al pari. Tutto di prima: Calapai per Dall’Oglio, Dall’Oglio per Sarno, quindi questo per Lodi, ancora per Sarno, Sarno per Curiale, Curiale per Lodi e conclusione finale dello stesso Sarno. Sette passaggi, otto tocchi nella fase finale di un’azione, con continui movimenti a smarcarsi e creare spazi per gli inserimenti: tutto con la complicità della punta, non più corpo estraneo finalizzato al gol, ma elemento essenziale in fase di costruzione.

L’azione che ha portato al tiro Vincenzo Sarno contro il Venezia: sette passaggi, otto tocchi. Tutti di prima.

VELOCITA’ E DENSITA’ – Stesso discorso per la gestione dei tempi di gioco, anche in contropiede: contro il Cagliari, partita di rimessa, buona uscita in disimpegno con Di Molfetta e Pinto, Bucolo parte in contropiede e serve Catania. Tre tocchi palla al piede dell’ex Siracusa e servizio a rimorchio per la conclusione di Dall’Oglio: il messaggio è chiaro. La ricerca della pericolosità per Camplone passa da due concetti: velocità di gioco e densità offensiva. Quest’ultimo punto è interessante: le prime tre gare ci dicono che il Catania attacca solitamente con cinque uomini. I componenti del tridente (spesso con uno dei due esterni che viene dentro), e a turno o le due mezz’ali o una mezz’ala e il terzino che si è spinto in avanti, arrivando a sei come nel caso della conclusione di Mazzarani contro il Cagliari (presenti negli ultimi venti metri: Brodic, Distefano, Di Piazza, Marchese, Bucolo e Mazzarani). E in questo modo, inevitabilmente, anche le punte diventano più pericolose.

Sopra: nell’azione del tiro di Mazzarani contro il Cagliari, il Catania attacca con sei uomini. Sotto, cinque uomini in fase offensiva contro il Venezia (dai video di Calciocatania.it e Estenews)

CONTRO – Alla densità offensiva si contrappone la tendenza a sbilanciarsi: il pacchetto difensivo in linea ha dimostrato solidità e capacità di rspingere gli attacchi avversari (come accaduto contro il Cagliari), ma in ripiegamento fa ancora un po’ di fatica. Sia chiaro, ad agosto, con il ritiro concluso da poco, ci può stare. Anche il motore-mente di gioco va registrato del tutto: contro il Fanfulla in cabina di regia è stato schierato Lodi, con 88 palloni giocati nell’arco della gara (46 nella prima frazione) contro i 26 del primo tempo di Welbeck con il Cagliari, ma con competenze decisamente differenti per quest’ultimo (maggiormente difensive). Quale sarà la via maestra da seguire in regia? Tutti elementi su cui lavorare nelle prossime settimane, ma che nel precampionato ci stanno, eccome. E’ un’analisi parziale, si intende. In attesa delle prime uscite “pesanti”: manca sempre meno, ma le premesse non sono negative.