Cosentino-Catania, colpito e affondato. Un duo iniziato male, finito peggio…

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Pubblicato: 19:28 - 29 Giugno, 2015


Mariano Torrisi

EDITORE

Muove i primi passi nel 2010 nella redazione di Itasportpress e dopo un anno e mezzo di militanza viene promosso al ruolo di caporedattore, ricoperto fino ad aprile 2013.
Nello stesso anno entra a far parte del gruppo di Catanista per iniziare una nuova ed entusiasmante avventura. Penna schietta e sincera, garbata ma affilata, ha sposato, con grande sentimento, la linea editoriale di Catanista, riuscendo a cogliere sempre l'attimo di ogni accadimento o notizia

Con le dimissioni di oggi si chiude ufficialmente l’era di Pablo Cosentino al Catania. Un addio che in molti, i tifosi in particolar modo, avevano auspicato in tempi non sospetti, ma di certo non in questi termini.

L’ex procuratore argentino lascia il Catania in balìa della tempesta, come una nave che sembrava indistruttibile fino a qualche anno fa, ma che ha iniziato ad accusare le prime crepe proprio dal momento del suo ingresso in società, prima di affondare adesso inesorabilmente sotto i colpi dei procuratori, che però non sono i suoi ex colleghi di lavoro, ma poco hanno a che fare col calcio e molto, purtroppo, con la giustizia. Insomma una specie di Schettino in erba, attendiamo la pubblicazione della storia per completare l’opera?

Un idillio mai scattato quello tra Cosentino e la piazza, lui che era arrivato per fare grandi cose alle pendici dell’Etna ma che, a conti fatti, ha trascinato una squadra, che aveva sfiorato il record di punti in serie A e che aveva sognato l’Europa, alla retrocessione in B prima e ad una stentata salvezza nella stessa cadetteria poi, con il “dubbio” a questo punto che non sia nemmeno stata guadagnata sul campo.

Se l’idillio con la piazza non c’è stato, di sicuro deve esserci stato con Pulvirenti, che lo ha difeso a spada tratta in questi anni a discapito del suo stesso rapporto con i tifosi, deterioratosi inesorabilmente prima di crollare definitivamente sotto i colpi del Palazzo di Giustizia. Una difesa ad oltranza che poco ha a che vedere con i risultati calcistici, che se il primo anno potevano essere coincisi con una spiacevole casualità, lo stesso non si può dire per la stagione appena trascorsa, in cui si è sbagliato tutto dall’inizio e, nonostante i cambiamenti avvenuti a gennaio, non si è riuscito a raddrizzare la situazione fino ad indurre il presidente Pulvirenti a pensare di comprare le vittorie per impedire la retrocessione in Lega Pro.

Eppure era stato lo stesso presidente ad ammettere, dopo la retrocessione dalla A, di aver capito gli errori e, da quel momento in poi, ha affidato incarichi ancor più prestigiosi a Pablo, che da vicepresidente si è visto investito della carica di amministratore delegato con pieni poteri. Una mossa questa rivelatasi tutt’altro che vincente; se il primo anno le colpe imputabili potevano essere quelle di non esser intervenuti a gennaio per rimediare agli scarsi risultati, il secondo anno in B è stato tutto sbagliato sin dall’inizio. A partire dalla scelta dell’allenatore, Pellegrino, incaricato di portare in alto la compagine ma subito scaricato alla terza giornata; poi l’arrivo di Sannino, che forse aveva capito quali fossero le anomalie gestionali e aveva pensato di intervenire, caricandosi sulle spalle una piazza intera, salvo poi seguire il suo predecessore nella lista dei ripudiati. Poi di nuovo Pellegrino, prima di Marcolin, con il quale si è raggiunta a stento la salvezza, nonostante una squadra di ben altro calibro. Una confusione che si è ancor più palesata nel parco giocatori accumulato in queste ultime due stagioni: prima l’epoca degli argentini, giunta probabilmente al capolinea dopo la retrocessione in A, ma inopportunamente confermata in blocco anche per la stagione in cadetteria. Poi a gennaio il baratro Lega Pro vicino e nuovo blocco giocatori, stavolta tutti italiani: cambia l’ordine degli addendi, ma il risultato non cambia, perché il Catania si salva, ma a malapena e, a questo punto, forse neanche lecitamente. Per non parlare dell’ostinazione alla fiducia verso Ventrone, palesemente responsabile di una moltitudine di infortuni, difeso fino all’inverosimile, salvo fare anche lui una fine inevitabile.

Una confusione generale che ha come filo conduttore proprio Pablo Cosentino.

Uomo giusto al posto sbagliato? Oppure l’uomo che ha completamente ipnotizzato Nino Pulvirenti? La risposta sembra proprio andare verso questa direzione se si guarda all’operato delle ultime due stagioni. Perché Pulvirenti non abbia fatto questa valutazione è lecito chiederselo, difficile invece rispondervi; resta il fatto che, il numero uno etneo, sembra quasi esser stato scaricato dal suo pupillo, che ha risposto agli inquirenti di non sapere nulla delle vicende del treno dei gol, ma anzi considera follia quanto accaduto perché sarebbe stata una bocciatura per se stesso. E’ questa la fine di questo strano duo?! E’ questo il modo per dire grazie per la fiducia incondizionata datagli da Pulvirenti?

Di certo c’è che Cosentino e Catania non sarà mai più un binomio…