Editoriale: “Anima e Cuore” Catania

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Pubblicato: 19:02 - 4 Febbraio, 2018


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.

Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Non si molla di un centimetro. Il Lecce vince? Il Catania risponde. Ne mancano tredici, da affrontare con fiducia e coraggio: il resto conta poco, prestazione compresa. Resta l’amaro in bocca, che parla un po’ al passato: perché se la speranza non muore mai, i rimpianti aumentano di settimana in settimana.

Ma, fortunatamente, non è ancora tempo di bilanci: non manca la paura, oltre alla sofferenza. Va bene che le vittorie sudate sono sempre le più belle, ma quanto può essere rischioso, nella situazione del Catania, scendere in campo con questo atteggiamento da qui alla fine? E poco importa che si giochi prima o dopo il Lecce: il calendario della prossima giornata smentisce qualsiasi tipo di alibi. La tensione ci sta, sia chiaro, ma per mettere pressione ai salentini occorre anche dimostrare la propria forza e solidità. Certo, se poi si vince, la prestazione passa in secondo piano: siamo tutti d’accordo, e ai ragazzi di Cristiano Lucarelli in questo momento servono i tre punti, weekend dopo weekend, ad ogni costo, anche dopo essersi fatti schiacciare dall’Andria in dieci uomini. E si sorride, alla fine: chi a casa, chi per le strade del centro, al seguito della festa cittadina. Si sorride insieme, per tanti altri motivi: per la prova di Blondett, ad esempio, roccia difensiva. Per l’impatto di Porcino, non sempre preciso, ma comunque volenteroso. Per l’amuleto ritrovato, Andrea Mazzarani. E per chi sta davanti: è inutile, più lo criticate, più alto è il volume della sua risposta. Canalizza i commenti negativi verso la rete del vantaggio e smentisce tutti: chi ha bisogno di un altro attaccante quando hai un Ripa così?

L’avevamo detto: non segnava? Gioca bene, è sempre imprevedibile e, soprattutto, ci mette l’anima. Ed è proprio questo ciò di cui ha bisogno il Catania, di gente che ci metta un po’ più delle gambe: questa squadra finora l’ha dimostrato, con le buone e, perché no, con le cattive. Meno una, ne mancano tredici: con fiducia, coraggio e rischi calcolati. Il calcio premia chi sa lottare.