Editoriale: Direzione sbagliata

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Pubblicato: 10:00 - 23 Settembre, 2019


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.

Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Ci si chiede se finirà mai, la lista di partite come questa. Ci si chiede quando si potrà tornare a vivere un weekend sereno senza la paura di rimanere con lo sguardo fisso nel vuoto, sul divano, al termine dei novanta minuti. Magari verremo smentiti presto. Magari la fine è vicina: non possiamo prevederlo. Certo è che per adesso si continua a lottare come fanno la ragione e il cuore, a chi deve prevalere sull’altro: perché la domanda è unica. E’ la direzione giusta?

Ora: pur avendo letto i diversi commenti e le varie riflessioni sul tema, coltivandone persino una nostra personalissima versione, non possiamo rispondere concretamente su ciò che concerne l’aspetto societario. Non possiamo perché non conosciamo con esattezza i fatti allo stato attuale, né possiamo prevedere quale piega prenderanno gli eventi da qui a qualche mese o anno. E’ chiaro che il campo è “spesso” specchio di ciò che succede dietro le quinte: tant’è che molte delle squadre che vanno forte, sono in fiducia dentro e fuori dal rettangolo verde. “Spesso”: perché, anche in questo caso, non c’è nulla di certo. Tutt’al più ipotizzabile. Dicevamo di voler parlare di campo: il campo, però, non ha voluto parlar molto con noi. Lo ha fatto con il verbo di una partita strana: vantaggio di un ex dal dente avvelenato, che a fine gara definirà la sua esperienza a Catania “un’agonia”, pari immediato di chi è tornato a Catania per mettere fine ad un’altra “agonia”, quella sportiva di una città intera. Poi risultato addirittura ribaltato: ennesimo capitolo del romanzo infinito chiamato “calcio” e che porta il nome dell’escluso Giuseppe Rizzo che, con le valigie in mano per un’estate intera, entra e propizia l’autogol di Rota. Infine il blackout.

Solita amnesia difensiva, solita “paura”: l’ha definita così in mixed-zone, mister Andrea Camplone. Ha detto anche che fare il compitino “non appartiene alla storia del Catania”. Del resto, del tracollo subito dopo il pari si può parlare, ma con limiti ben precisi. Dal punto di vista strettamente calcistico questa gara, un’altra persa nel solito modo propinato in tutte le versioni dalla Serie C da quasi cinque stagioni a questa parte, lascia tante incognite e altrettante domande: 10 gol subiti in 5 partite, fin troppi tra questi su palla inattiva. Al centrocampo manca ancora un’anima: i 46 palloni giocati da Francesco Lodi in tutta la sfida, annullato senza imbarazzo da Carriero, fanno riflettere sulla scelta di puntare su un sistema di gioco Lodi-centrico. Quando funziona ok, ma quando non funziona? Basterà un campionato che vede perdere a giro tutte le pretendenti alla promozione a rendere meno amara la pillola? Avrà influito dal punto di vista mentale il “casotto” accaduto in settimana? E’ la strada giusta, quella tracciata? E’ la direzione giusta, quella intrapresa?