Editoriale: Gol regolare? Ma poi che tristezza

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Pubblicato: 18:21 - 3 Aprile, 2019


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.

Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

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Il problema no, non è il gol di Fran Brodic. D’altra parte, sono finiti gli arbitri in lista che vengono prontamente condannati quando non ci si vuole assumere le responsabilità dell’ennesima beffa. Gol regolare o no bisogna riflettere se c’è ancora spazio di pensiero.

Non può essere letto così, il risultato tra Catania e Viterbese, solo prendendo in esame un presunto gol, e noi non lo leggeremo in questa maniera.

Sembrava un pesce d’Aprile, l’approccio alla gara, ma con il calendario in mano siamo stati mestamente smentiti. Come si fa, d’altronde, a credere in una reazione simile, dieci giorni dopo la figuraccia del Granillo? Non ci si crede mica: si analizza una realtà storpiata dal filtro confuso del nervosismo “senza se e senza ma”, senza contesto soprattutto perché il vocabolo “tranquillità” sembrava il nuovo verbo del Novellino pensiero.

Invece ancora terapia intensiva per un Catania senza ossigeno, un Catania che non riesce a fare la partita: e tutt’al più subisce, gol e avversario, che fa puntualmente della tranquillità “made in Novellino” il suo pane quotidiano, assimilandone il concetto più puro. Se la mangia, la tranquillità dei rossazzurri, l’avversario di turno: persino una Viterbese da “a-b-c” e poca fantasia.

Sembra un mantra al contrario, una preghiera porta sfortuna, l’ambizione verso la vetta: anche nei fatti. Allo stato attuale il Catania perderebbe contro chiunque, o quasi: se non basta la sberla contro la Reggina, cosa dovrebbe succedere per far suonare la sveglia? A centrocampo continua il tarlo, si fatica, al di là degli uomini. La lampadina? Spenta, nonostante i tanti cambi di Novellino. La volontà di provarci? C’è, ma com’è? Confusa.

Eppure il Catania è “così piccolo e fragile”, che del tonno Rio Mare inverte il motto, spezzandosi questa volta “come” un grissino. Un grissino a giro, ma centrale: dalla traiettoria non imprendibile. Non bella e impossibile: come al contrario brutta e possibile è stata questa squadra, oggi nel primo tempo e confusionaria nella reazione affidata a Sarno. Possibile, perché questo Catania purtroppo è realtà.