Editoriale: piena crisi!

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Pubblicato: 18:51 - 19 Marzo, 2017


Stefano Auteri

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Abile penna motivata e passionale, muove i primi passi con siti nazionali votati al Calciomercato. Oggi è responsabile di redazione, editorialista nonchè collaboratore anche con testate nazionali come GQ Italia.
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Stefano Auteri

Crisi piena per il Catania, c’è poco da aggiungere. Terza sconfitta consecutiva quella maturata a Pagani, con i rossazzurri che dimostrano di credere in un colpo esterno (assolutamente alla portata) solamente nella ripresa, per venti minuti, salvo poi sciogliersi come la neve in primavera. Sonno e gastrite nel primo tempo, ma la causa non sono le troppe crispelle di San Giuseppe, ma l’incapacità dei rossazzurri di creare trame di gioco interessanti e la frustrazione per l’ennesimo svantaggio della stagione. Nella ripresa il sonno diminuisce, mentre la gastrite aumenta perchè l’illusione del pareggio si scontra con la realtà che racconta una squadra capace di subire due gol su calcio piazzato e di non riuscire ad organizzare un assalto finale lucido e concreto.

Sorpasso effettuato dunque da parte della Paganese, con il Catania che retrocede al dodicesimo posto in classifica, nonostante la zona play off sia ancora solamente ad un punto di distanza. Poco importa. Ciò che dimostra la sconfitta di Pagani è che la squadra non è del tutto morta, volendo Biagianti e compagni potevano portare a casa il bottino pieno, ma vive in un alone di paura e negatività che permane soprattutto in trasferta.

Tatticamente. Nuovo cambiamento, qualche iniziativa interessante, ma ancora troppo poco. Il 4-3-3 proposto da mister Pulvirenti è stato dettato dall’assenza di Djordjevic ed in effetti ha proposto un Marchese più a suo agio sulla fascia sinistra, un Di Grazia nel ruolo naturale di attaccante esterno, ma anche tante note stonate. Il centrocampo ha deluso ancora una volta. Il campo certamente non ha aiutato, ma qual è stato l’apporto di Scoppa e Fornito? Praticamente nullo, così come l’utilizzo di Tavares esterno. Perchè ancora questa soluzione (già proposta contro il Melfi) che non convince. Perchè il portoghese e non Barisic che ha sicuramente più nelle sue corde il ruolo di esterno oltre a quello di attaccante centrale? Altra considerazione che riguarda Pulvirenti, come non accorgersi delle difficoltà estreme di Parisi contro Cicerelli? Perchè non cambiare o trovare una soluzione alternativa? Ed anche la dirigenza: come non accorgersi dei limiti evidenti del terzino rossazzurro?

Mentalmente. Dal punto di vista psicologico la sensazione per tutto il primo tempo è stata quella di accontentarsi. Squadra ordinata, concedere poco (nonostante tanti errori in fase di impostazione) e tanta paura. Nel primo tempo il Catania non ha inciso, dimostrando una fisionomia molto simile a quella vista con Rigoli in panchina. Giocare per il punticino salvo poi essere beffati e dover rincorrere. Nella ripresa i rossazzurri cambiano pelle alzando il baricentro e mettendo nettamente in difficoltà gli avversari. Se da un lato la reazione è confortante (la squadra è ancora viva), dall’altro la domanda è: perchè per svegliarsi il Catania ha avuto bisogno di quarantacinque minuti di sonnolenza?

Cosa avevamo detto? Non esaltiamoci e non distruggiamo. Viviamo partita per partita senza aspettative eccessive e senza depressione devastante e poi a fine anno tireremo le somme. Non è facile mantenere la lucidità perchè davvero ormai tutti possono sperare di battere il Catania, ma la situazione è questa e a otto giornate dal termine c’è poco da fare. Il Foggia alle porte, con i pugliesi vincenti nel derby in vetta contro il Lecce, e la consapevolezza che il Catania potrà anche arrivare ai play off, ma giocando in questo modo potrebbe essere eliminato già al primo turno.