Editoriale: Sperduti nell’oscurità

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Pubblicato: 14:48 - 7 Ottobre, 2019


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.

Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

No, “domani” non è stato “giorno migliore”. Ci chiedevamo questo, lunedì scorso, parafrasando i Lunapop. “Domani”, purtroppo, è stato il solito “domani”. E possiamo anche parlare dello spartito offerto dai novanta minuti del Liberati, per certi versi migliori rispetto a quelli di Reggio Calabria (bene il coraggio), ma ormai amarissima consuetudine, specie nello svolgimento. O delle individualità, della prova in sè. Delle evidenti lacune difensive che, lontane dai salvataggi sulla linea e dalle prodezze dei singoli, non possono lontanamente fare al caso di una squadra che ambisce al primato e che, vista la situazione, si trova il più delle volte a rimontare un handicap già assodato, quello del gol subito. Ma a che serve farlo?

Potremmo pure analizzare l’inadeguatezza palesata (almeno per il momento) da Emmanuel Mbende rispetto alla Serie C e al suo ritmo. E questo al di là dell’autogol. Lungi da noi dal paragonarlo a Luka Bogdan, ma è difficile anche definirlo sufficiente. E questo sempre “per il momento” (lo ribadiamo perché, come è nel nostro stile, speriamo fino all’ultimo di essere smentiti dai fatti). Certo è che lo stesso Camplone non sta riuscendo neanche, nonostante le emergenze, a far quadrare la fase difensiva: assente, Mbende o meno. Potremmo discutere dell’ennesima prova anonima di Francesco Lodi che, lontano dal Massimino, diventa uomo in meno in mezzo al campo, nascondendosi e non muovendosi. Sia chiaro: i compagni devono muoversi pure, ma il calcio non è fatto di sole punizioni dal limite. Ah, a proposito: Ciccio, comprendiamo il nervosismo, ma l’arbitro che c’entra? Oppure possiamo rivolgere un plauso al coraggio e al senso di responsabilità di Mazzarani, e a tratti di Di Molfetta e Biondi (l’autogol non fa testo). Ecco, visto? Non dovevamo parlarne, ma finisce sempre così: che si parla della partita. Forse in questo momento è un impoverimento della discussione: si parla di tattica, si parla di tecnica. Si parla di schemi e di profondità, e non è escluso che anche mister Camplone in alcune scelte abbia delle responsabilità, ma quanto chiesto in conferenza stampa era piuttosto chiaro: si aspettava una prova da uomini, ancor prima che da calciatori. C’è stata, la prima?

Può sembrare superfluo appellarsi al senso di responsabilità di ciascun interprete: noi pensiamo e ragioniamo sempre in buonafede. L’impegno non manca e non potrebbe mancare. Sono professionisti, d’altro canto. Ma a che serve parlare di tutto ciò di cui abbiamo solo chiacchierato prima, se più in generale non c’è chiarezza? Ne avevamo discusso una settimana fa, ci ritroviamo a farlo adesso. Siamo solo all’ottava giornata di un campionato lunghissimo: quattro sconfitte su otto partite sono un bilancio che fa riflettere. In che direzione si sta andando? Il Catania è nono, la vetta è lontana: la squadra si allena in quel Torre del Grifo “bunker” che separa la realtà rossazzurra da un ambiente immerso nell’incertezza, tra voci di corridoio, dichiarazioni contraddittorie sulla situazione debitoria, Pulvirenti che coccola, Lo Monaco che invece attacca, esclusi eccellenti e nuovi capitani. E intanto in questo momento si vede poca luce.