Editoriale: A Ta(ra)nto così, la stagione dei “minuti di recupero”

Editoriale: A Ta(ra)nto così, la stagione dei “minuti di recupero”

Questa volta neanche l’invidiabile stoicismo di Francesco Baldini da Massa (a tratti uomo di spirito, grande è la virtù e la fermezza d’animo) è riuscito a prevalere sulla frustrazione generata dall’ennesimo errore in salsa difensiva che ha idealmente e concretamente strappato via altri due punti al Catania, gettandoli nel vuoto cosmico delle stagioni dimenticate.

Ne ha ben donde, Baldini, che a Taranto è andato vicinissimo a un’altra impresa calcistica da inserire nel curriculum, “scippata” da un argentino, alla prima esperienza in Italia. Un po’ come si sostiene del calabrone, Franco Bellocq da General Lavalle, un metro e settantacinque centimetri d’altezza, mediano con doti difensive, non avrebbe la struttura fisica per staccare di testa, in area, allo scadere e decidere un incontro delicatissimo come quello dello Iacovone: eppure, non sapendolo, lo fa lo stesso. Al contrario dei protagonisti della fase difensiva rossazzurra: che in teoria hanno la struttura per difendere su un calcio piazzato allo scadere, e pur sapendolo non ci riescono. Insomma: un paradosso, o un controsenso.

Baldini ha ragione su una cosa, ma ne trascura un’altra: i suoi ragazzi, è vero, “hanno imparato a scindere le cose”, tra extracampo e campo, ma ciò non vuol dire che simbolicamente non rispecchino, involontariamente, l’andamento della stagione da “minuti di recupero” che si consuma di settimana in settimana, di mese in mese, lontano dal rettangolo verde. Al contrario, però. E’ già la seconda, forse terza volta che il Catania (con SIGI) si salva ai minuti di recupero, pur non avendo, all’apparenza e alla vigilia, la struttura alare appropriata per spiccare il volo: una volta per l’iscrizione, un’altra per il pagamento degli stipendi per evitare lo svincolo dei giocatori e, infine, pochi giorni fa, per la grossa opportunità offerta dal Tribunale, preziosa per chiudere le tanto declamate trattative in corso. Il calendario, con termine perentorio già fissato, scorre.

Ritornando al campo, il Catania è andato a “Ta(ra)nto così” dall’ennesima rimonta sportiva inaspettata: sotto di due goal, con due reti degli attaccanti (insieme nel tabellino, questa volta), pur con grosse carenze in squadra. “Così fa male”, ha ragione Baldini: ha ragione perché il limite tra chi riesce a far la storia e chi, invece, rientra nella normalità delle cose è quello imposto da disattenzioni del genere. Da un mezzo rinvio in area come quello contro il Bari, dall’ingenuità a pochi istanti dalla fine contro il Foggia: e poi questo. Con un’amarezza non trascurabile di fondo: al contrario del calabrone il Catania si sveglia nel momento peggiore, ricordando di non poter volare.

Antonio Torrisi

Redattore Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.