Editoriale: Tra vittoria, miti Pagani e…

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Pubblicato: 17:15 - 20 Ottobre, 2018


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.

Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Si vince, i “bomber” siglano due doppiette: e tutto questo va bene e fa sorridere, ancora. Partiamo da questo, dal risultato finale: il quarto successo su cinque gare. Il resto sono miti pagani, a Pagani: peccare di “ubris” (o hybris), di tracotanza? Nell’epica greca non è mai stata una buona idea. Ditelo agli eroi omerici, che incarnano perfettamente l’essere di Marotta e Curiale, raccontatelo ai protagonisti delle tragedie di Eschilo: spiegatelo al Catania, che in vantaggio di tre reti dopo dodici minuti, consapevole di essere nettamente superiore alla Paganese, ha visto passare una nuvola grigia sul Marcello Torre. Ma si tratta di presunzione o di un calo di concentrazione? Ha vinto, certo: ha vinto con due gol di scarto, ma si può davvero sorvolare sulle modalità? Sulla sofferenza?

Ecco: sempre nell’ottica di una macchina che può diventare perfetta, perché? Perché tutta questa sofferenza contro una squadra in mano al Catania e che non sembrava avere neanche ossigeno per riaprire la partita? Più semplicemente la gara di Pagani si può riassumere in due immagini: il sombrero di Ramzi Aya ai danni di un difensore della Paganese nel primo tempo, sullo 0-3, e la parata fondamentale di Matteo Pisseri, un tempo di gioco dopo, sul 2-3. Una gara può anche sembrare più o meno facile, specialmente se dopo dodici secondi sei in vantaggio e se dopo quattro minuti hai già rifilato il secondo gol, ma subirne due quando il match richiede solo controllo e altre occasioni per allargare la forbice del risultato, contro un avversario in enorme difficoltà, si può evitare.

Si può evitare per tanti motivi: per gestire le forze, per respirare in vista di un’altra trasferta, quella di martedì, ben più difficile. E anche per la classifica: per lanciare un segnale, consegnare una dimostrazione di forza agli avversari, importante, in termini di gol, per la differenza reti. E si sa: in campionato così strano, l’arrivo a pari punti (e pari scontri diretti) non è da escludere. Però si vince. Perché nel calcio due cose sono sicure: la prima, e lo abbiamo visto oggi, è che nulla è mai certo, la seconda è che vincere è (quasi) l’unica cosa che conta. Soprattutto adesso, nel tour de force: bisogna solo non peccare di “ubris”, di tracotanza. O non avere cali di concentrazione. Ma è anche a questo che servono gare come quella di oggi, verso la piena maturità calcistica.