Editoriale: vincere a tutti i costi

Editoriale: vincere a tutti i costi

Partiamo inevitabilmente dal gesto sconsiderato di mister Raffaele e arriviamo subito ad una conclusione: per quanto istintivo, sconsiderato ed altamente antisportivo, l’intervento alla ‘Silvestri’ del tecnico rossazzurro fa capire che quanto fosse importante e pesante la posta in palio. Vincere a tutti i costi, anche a fronte di una squalifica che sarà sicuramente pesante perchè un allenatore deve riuscire a gestire l’emotività molto di più dei suoi giocatori; vincere per ritrovare serenità e fiducia, per scalare la classifica e scacciare alcuni pensieri bui, vincere perchè nell’ultimo periodo probabilmente un po’ di pressione l’ha avvertita ance lo stesso Raffaele che è pur sempre umano e questa attenuante in parte deve essere considerata. Leggendo poi sotto un altro profilo il gesto dello tecnico, sicuramente adesso i fari saranno totalmente puntati su di lui con la piazza divisa fra censori e professionisti dell’antisportività, ma la squadra potrà lavorare in piena serenità.

Tatticamente – Sotto il profilo tattico la gara è stata condotta sulla falsariga del trasformismo partendo con una difesa a tre subito mutata in linea a quattro seppur a tratti molto ibrida, passando per il 4-4-2 per ritornare al punto di partenza, ancor più difensivo con il 5-4-1. Un’ultima mossa che rientra in quel concetto di importanza della vittoria perchè nonostante il doppio vantaggio il Catania stava rischiando troppo e Raffaele se ne era accorto, una situazione figlia forse della stanchezza con le squadre lunghe (i subentrati avrebbero potuto impattare meglio il match) o più probabilmente di quel processo di maturazione che ancora i rossazzurri non hanno completato e che non consente di vivere con serenità fasi delicate, sia che si tratti dell’essere in svantaggio, sia che si debba gestire una superiorità. Certamente ieri però c’è stata una risposta da non sottovalutare sul piano offensivo e dell’intensità. Corsa, aggressività e voglia di andare a prendere i tre punti non sono mancate, così come non sono mancati il gioco in verticale e le occasioni, almeno 3 quasi clamorose più altre 5 ben create, ma ciò che è mancata è stata la precisione e cattiveria sotto porta.

Singoli – Una sola parola Welbeck. Uomo ovunque sia in zona centrale che in supporto alla fase difensiva, aspetto abbastanza scontato viste le sue caratteristiche, ma soprattutto nell’altra metà campo dove si è inserito senza palla ed ha avuto il coraggio di osare; il premio della rete (seconda dopo quella dello scorso anno ad Avellino) è semplicemente il coronamento della partita. Subito dietro Welbeck merita una menzione straordinaria mister ‘visione’: Reginaldo. E’ vero non sarà più uno sprinter, ed è vero che non ha concluso tanto in porta tranne con uno splendido tiro a giro, ma il numero dieci è uno che mastica calcio e lo si vede con la facilità con cui legge i movimenti dei compagni, ma anche degli avversari che vengono puntualmente evitati semplicemente con una shackerata di spalle o un movimento di bacino, risultando un giocatore di altra categoria che impegna puntualmente almeno due uomini a partita. Infine Pecorino, due reti, miglior marcatore stagionale del Catania, un ottimo feeling col compagno di reparto e tante giocate utili. Peccato per lui che davanti al portiere le gambe ancora siano tremolanti.

Insomma alla fine in un modo o in un altro il Catania ha fatto il suo dovere, in un Massimino ritrovato anche se provato immediatamente dalla giornata piovosa, e adesso chiamato, anche lui, ad una prova ravvicinata. Domenica c’è la Turris, senza Raffaele ma con una consapevolezza in più ed un morale che potrà spingere i rossazzurri senza timori, gambe tremolanti o interventi dalle panchine.

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