Editoriale: Vittoria e apatia

Editoriale: Vittoria e apatia
Antonio Torrisi

Avete dormito bene? Ci avete riflettuto su? Non fatelo: o almeno, non fatelo a lungo. Non avrebbe senso: il Catania ha vinto, questo basta. Sorvoliamo sulla prestazione in sè, su quella che sarebbe stata una “non vittoria” contro questo Rende, che alla fine non ha dimostrato di essere quella “poca roba” di cui si parla. Ma ci sta: è il gioco delle parti e delle squadre che al Massimino cercano rivalsa.

Il concetto stesso di vittoria ci impone una strada forzata che, però, non trascende e non ci fa trascendere dall’analisi di ciò che è stata la sfida del Massimino: brutta, a tratti anche fastidiosa. Ma da quando gli anni della Serie A ci hanno resi un po’ schizzinosi è quasi sempre così: in parte siamo giustificati a voler assistere ad uno spettacolo migliore, affamati di calcio. Rimane un’evidenza che i recenti campionati ci hanno consegnato per mano di altre squadre, non necessariamente vincitrici: si può giocare meglio. Si può fare meglio. Lucarelli non sa più come raccontarlo in poche parole in conferenza stampa di partita in partita: “cazzotto del KO” a parte, è sempre piuttosto chiaro nei suoi discorsi. Sta al tempo consegnare le risposte e i frutti del lavoro del nuovo-vecchio tecnico. Ma se non è la vittoria a trasmetterci questo doppio senso di soddisfazione-retrogusto amaro, allora cos’è?

Uno stadio semi-vuoto, enfatizzato dalle urla dei giocatori ascoltate indistintamente. Discorsi di campo, abitudine normale per chi indossa calzettoni e pantaloncini: rumori assordanti per chi sta seduto in tribuna. Per chi è capace di analizzare, andare oltre il semplice gioco. Uno stadio vuoto non ha ragione di esistere: non ha senso, pur essendo figlio di tutto il momento. Rimane ugualmente una sconfitta. L’apatia che ha fatto eco ai fischi definitivi del Massimino: uscire dallo stadio e sentirsi svuotati. Passare da un bar e sentir parlare di politica, piuttosto che del gol di Biondi. I discorsi dei tifosi che lasciano lo stadio per ritornare a casa, alla solita e complessa vita. Ma senza più un’emozione, una porta che dà al giardino dei sogni. Il calcio in sè: e in attesa che tutto ciò faccia di nuovo tappa a Catania (e speriamo molto presto), un’altra domenica è passata, si è vinto, e questo basta.

Antonio Torrisi

Redattore Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.