EDITORIALE: Dalle fiamme dell’Inferno, al caldissimo Purgatorio…

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Pubblicato: 23:30 - 8 Marzo, 2014


Mariano Torrisi

EDITORE

Muove i primi passi nel 2010 nella redazione di Itasportpress e dopo un anno e mezzo di militanza viene promosso al ruolo di caporedattore, ricoperto fino ad aprile 2013.
Nello stesso anno entra a far parte del gruppo di Catanista per iniziare una nuova ed entusiasmante avventura. Penna schietta e sincera, garbata ma affilata, ha sposato, con grande sentimento, la linea editoriale di Catanista, riuscendo a cogliere sempre l'attimo di ogni accadimento o notizia

Poteva essere la volta buona, doveva essere la volta buona, la partita da vincere a tutti i costi davanti al proprio pubblico, ma ancora una volta il Catania fallisce l’occasione per tirarsi fuori dalla zona calda, caldissima della classifica e vede sempre più diminuire le sue speranze di salvezza. Un altro passo falso casalingo nel momento decisivo della stagione contro un avversario alla portata degli etnei, un avversario che bisognava battere e che invece torna in Sardegna con un punto.
Primo tempo regalato agli avversari come già accaduto altre volte e, solo quando la morte definitiva sembra ad un passo, gli etnei escono gli artigli, ma rimangono agonizzanti.

Come successo contro il Livorno la tensione della gara fa tremare le gambe dei rossazzurri, che entrano in gara lenti e impacciati, al contrario dei sardi che, invece, nei primi venti minuti sembrano essere venuti a Catania con intenti belligeranti, mostrando buone doti di palleggio e riuscendo a bloccare gli affamati etnei, afferrandoli dal cuore con la marcatura a uomo di Ekdal su Lodi. La squadra di Maran conosce però l’importanza della gara, se n’è parlato per una settimana intera, ed allora col passare dei minuti inizia a ricordarsi l’obiettivo di questo sabato sera e inizia a meditare l’attacco decisivo, come un serpente che aspetta di mordere la propria preda. Ma il portiere avversario non ne vuole sapere di farsi mordere e neutralizza gli unici due attacchi degni di nota, la punizione di Lodi e il tiro di Barrientos quando l’arbitro aveva già il fischietto in bocca.

Nella ripresa succede l’imponderabile. La noia del primo tempo si trasforma in un cumulo di emozioni da proibire ai deboli di cuore. Il Cagliari solitamente non segna mai nei primi minuti delle frazioni di gioco: giusto il tempo di spulciare queste statistiche ed il giovane Vecino gela al 7° la difesa rossazzurra, colpevole in toto, abbassando di 10 gradi la temperatura dello stadio Massimino. Silenzio surreale, tutti fermi, immobili, come colpiti da una freccia alle spalle. Ma il Catania di cadere a terra non ne vuole sapere e, dopo i cambi di mister Maran, gli etnei agguantano il pareggio grazie ad una punizione di Lodi che Bergessio sfiora di testa, risvegliando dal coma i 15000 del Massimino. L’inerzia sembra cambiata, gli etnei si ricordano cosa vuol dire segnare e ci prendono gusto, volendo subito realizzare il secondo. A dare una mano d’aiuto ci pensa l’arbitro che toglie Avelar ai sardi per doppia ammonizione. La vittoria adesso è possibile, non è più utopia e i guerrieri rossazzurri iniziano l’attacco a testa bassa. Gli svenimenti dei giocatori cagliaritani, gli infiniti cambi di Lopez, i sanitari sardi, rendono tutto più difficile, rallentando sconsideratamente il gioco; ma quando il sinistro di Biraghi colpisce l’incrocio dei pali, seguito dalla traversa di Rolin di qualche minuto dopo, lo sconforto prende il sopravvento e dopo 4 piccolissimi minuti di recupero finisce la gara, tra lo stupore e l’incredulità di un pubblico che aveva sognato il Paradiso, aveva assaporato le fiamme dell’inferno, salvo poi ritrovarsi ancora una volta nel limbo.