Ferraù: “Catania salvato per cederlo. Sul fallimento…”

Ferraù: “Catania salvato per cederlo. Sul fallimento…”

Intervenuto nel corso della conferenza stampa odierna a Torre del Grifo, il presidente SIGI, avv.Giovanni Ferraù, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni.

 

LA SITUAZIONE – “Nelle ultime settimane abbiamo mantenuto un certo silenzio funzionale alla chiusura di determinate trattative in corso. Si è letto ovunque che almeno quattro interlocuzioni valide erano in essere, tra queste alcune in stato avanzato. Purtroppo, mercoledì, una delle due interlocuzioni in atto è venuta meno, una delle più concrete, per ragioni imputabili all’investitore, perché dopo in mese di scambio di documenti questo ha ritenuto poco conveniente andare avanti, mentre una sponsorizzazione internazionale ha ritenuto che non fosse in linea con la compagnia una sponsorizzazione del genere. Il venir meno di due importanti interlocuzioni ci ha lasciato il fiato corto. Il problema è sempre lo stesso: gli investitori si avvicinano, chiedono i documenti e poi si allontanano. Chi manca (Nicolosi, ndr.) Manca perché è al lavoro per noi: abbiamo interlocuzioni in corso e non vogliamo perdere tempo, perché abbiamo sei giorni. Abbiamo la necessità tutti insieme di salvare il Catania, anche se odio la parola “salvare”. Ringrazio i 68, o 82, non ricordo adesso, sostenitori che hanno già contribuito.”

CATANIA ACQUISTATO PER… – “Noi abbiamo salvato il Catania per trasferirlo a un imprenditore più importante: l’obiettivo è stato sempre questo. Non abbiamo mai promesso investimenti per 10-15 milioni di euro. SIGI aveva l’obiettivo di salvare la matricola e di passare il Catania a un imprenditore più forte.”

RISCHIO FALLIMENTO – “Il nostro obiettivo resta quello di iscrivere la squadra, ma servono ancora 800 mila euro. Dal 29 giugno andremo alla ricerca di potenziali investitori in tutto il mondo. Il rischio di fallimento c’è ma è minimo, noi dobbiamo fare di tutto per scongiurarlo. La società è sana, molto di più rispetto allo scorso anno. Catania non è una piazza come Spal o Sassuolo, con il massimo rispetto, qui c’è storia e tanto altro, ad esempio Torre del Grifo, che può attirare anche investitori stranieri. Tutti gli interlocutori ci hanno chiesto tre cose: porto, aeroporto e Torre del Grifo. Di fronte a investitori validi siamo disposti a perdere l’investimento iniziale.”

SU TACOPINA – “Il preliminare non era legato all’omologa del tribunale bensì, ma al debito con l’Agenzia delle Entrate: in tal caso, avremmo perso noi qualcosa. Il contratto preliminare (art.2) prevedeva il versamento di 1 mln al momento della stipula del suddetto contratto: Tacopina ne ha versati solo 630 mila, quindi si tratta di inadempimento. La piazza, come me, si è lasciata affascinare dal Sogno Americano.”

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