Il Catania cerca la sua “Corona” nella notte del Granillo

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Pubblicato: 17:44 - 24 Ottobre, 2017


Antonio Torrisi

Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.

Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Un inferno più che uno stadio. Atmosfera da arena argentina: il Granillo a tratti sembra la Bombonera, ma per il Catania quella del 4 novembre 2006 non sarà una serata da catalogare tra i ricordi negativi. Anzi. Sarà la notte dei “Re” e dei guerrieri, di un attaccante “di scorta” e dei voli impossibili dell’unico in maglia rossazzurra e cappellino.

Chissà se Cristiano Lucarelli, “Mazzarriano” doc, avrà pensato di far guardare ai suoi quella gara persa proprio dal suo maestro, allora sulla panchina della Reggina “dei miracoli”, capace di sfiorare l’Intertoto nonostante i quindici punti di penalizzazione: ma l’abbiamo detto, ci sono storie nel calcio che si fermano  solo all’anticamera dei castelli incantati, custoditi da guerrieri eterni e guardie con il cappellino al posto dell’elmetto. E da un “Re”, come Giorgio: è la metafora del Catania (quello attuale) e dei suoi attaccanti, che nonostante gli sforzi non riescono a trovare la via del gol. Davide, Armando, Andrea, Lorenzo e gli altri: combattenti in armatura rossazzurra, quella sera di novembre bianca, da trasferta, con la bandiera della Sicilia stampata sulle strisce del cielo e del vulcano. Undici anni dopo sarà ancora una volta una “brigata”: affamati di vittoria e di riscatto, pronti all’ennesima “battaglia” voluta da Lucarelli. Alla ricerca della “Corona”: l’ha lasciata lì, il Re dai capelli sciolti e dal numero nove sulle spalle. Da allora non l’ha raccolta più nessuno: ci hanno provato, in ordine, Vargas, Paolucci e Piscitella, con scarsi risultati.

Ma la sua, come accennato, è la storia dell’attaccante “di scorta”: partiva dietro Spinesi che quella sera, però, non riuscì a toccare un pallone. Marino si girò verso la panchina e chiamò Giorgio: Pantanelli fino al 24′ del secondo tempo aveva parato l’impossibile, compreso un tiro di Amoruso che ancora riflette sul volo del numero uno rossazzurro. Serviva la zampata, arriva puntuale: la prima reazione dopo il sinistro al volo sul cross di Baiocco è d’istinto. Ruota su se stesso, poi va verso i tifosi rossazzurri spedendo baci. D’amore, di gioia: di liberazione e riscatto. Il Catania è in festa, in un Granillo terribile: ricordi di una serata che torna attuale. Formazioni diverse, come le categorie: ma non gli stimoli di una squadra che vuole rialzare la testa dopo la debacle con la Sicula Leonzio e ritrovare la sua “Corona”.