Il derby delle isole. E delle donne

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Pubblicato: 11:52 - 4 Marzo, 2014


Si giocherà l’8 marzo al “Massimino” il ‘derby delle isole’ tra Catania e Cagliari, in concomitanza con la festa delle donne. Di sabato sera, prima della classica pizza e del drink libidinoso, prima di gremire piazza Teatro Massimo e passeggiare lungo via Etnea, il programma serale prevede un incontro “spirituale” in piazza Spedini. Ci sarà aria di festa perché si celebrano le donne, quanto di più soave sia stato concepito nel creato. Ma siccome è impossibile piantare alberi di mimose sul manto erboso del “Massimino”, per ingentilire i piedi ruvidi dei giocatori rossazzurri acuendone la sensibilità, occorrerà appellarsi al senso di squadra e ricercare la coesione anche ricorrendo al mastice per legare i cocci difformi e irregolari che segnano il progressivo sgretolamento di un giocattolo bellissimo e luccicante, di quelli che fanno brillare gli occhi ai bambini ma non di meno agli adulti.

Sconfitta a Genova = retrocessione; vittoria con la Lazio = salvezza a portata di mano. La piazza catanese, ma in fondo un po’ tutte, tendono come noto a deprimersi dopo una sconfitta e a sfoderare un coraggioso ottimismo alla prima, sporadica, vittoria. Ma è bene chiarire che, finora, di “gare da dentro o fuori” non ce ne sono state. Quando si parla di ultima spiaggia si intendono partite come Catania-Chievo del maggio 2007 quando i gol di Rossini e Minelli, entrati per la prima volta nel tabellino dei marcatori stagionali all’ultima giornata, salvarono la squadra da una retrocessione che, dopo i fatti del 2 febbraio, media e dirette concorrenti davano per scontata. Non fu cosi, il Catania riuscì a sorprendere tutti, illuminando persino lo scoramento fisiologico di una tifoseria falcidiata dalle malefatte dei facinorosi e avvilita da un girone di ritorno vissuto praticamente come un amore a distanza e, per questo, difficile da coltivare. Tutto contro: avversari, sfortuna, infortuni, destino, forse anche la “politica pallonara”, così le teste dei giocatori erano ormai poggiate tra i due montanti della ghigliottina, in attesa che il boia la azionasse. La lama si è inceppata a un centimetro dalle loro teste, e ancora oggi i tifosi etnei ricordano quel caldo pomeriggio bolognese come se avessero vissuto un sogno che credevano non potesse avverarsi.

All’ultima giornata, alla “gara da dentro o fuori”, però, bisogna arrivarci. La ghigliottina non è ancora pronta ma la serie A, prima o poi, condannerà l’insolenza delle tre squadre che getteranno alle ortiche le molteplici occasioni concesse dal destino e dall’attesa infinita di chi, alla fine, si salverà comunque, pur sguazzando nella mediocrità di un campionato che regalerà all’almanacco una classifica caratterizzata da pochi, pochissimi punti.

Il ‘derby delle isole’, sarà anche il ‘derby delle donne’, Sicilia e Sardegna, Catania e Cagliari, massime espressioni, ad oggi, del rispettivo calcio regionale. Le curve sinuose del barocco catanese e il fascino medievale del capoluogo sardo hanno in comune i tratti femminili della sensualità e della leggiadria oltre alla vocazione geologica di “isola”. L’isola è donna amata dal mare che la circonda e la abbraccia in eterno. Noi puntiamo tutto sulla nostra Catania, signora della Sicilia, che sabato sera intorno alle 22,45 spera di essere omaggiata con undici mimose che evidenzino il sentimento sincero di chi indossa quella maglia per celebrare l’amore. Perché Catania si ama, e l’amore si dimostra coi fatti.