Il mercato del nuovo Catania va contestualizzato

Il mercato del nuovo Catania va contestualizzato
Antonio Torrisi

Fedeli, da sempre, al concetto di “si stava meglio quando si stava peggio”, a Catania viene difficile contestualizzare, anche calcisticamente. Perché è vero che al tifoso non puoi chiedere di non fare il tifoso e di non ragionare di pancia, cosa buona e giusta per chi vive di passione e palla che rotola come il catanese, ma puoi, questo sì, chiedere di contestualizzare.

Così un mercato post-quasi fallimento (e nell’era del Covid) deve necessariamente essere un mercato da Top club, nonostante si sappia già che la disponibilità degli uomini in SIGI non sia illimitata: e qui non si tratta di mancata riconoscenza. I tifosi sono e saranno sempre grati alla SIGI per aver salvato la matricola: sempre per quel concetto di difficoltà a contestualizzare per una parte di tifoseria e critica, però, si decontestualizza, andando al di là di ciò che già si dovrebbe non solo conoscere, ma anche prevedere. Nessuno, dopo i Treni del Gol, ha avuto da ridire al ritorno, ad esempio, di Gianvito Plasmati: ed è stato giusto così, perché dal quasi fallimento non ci si poteva aspettare altro. Anzi. Perché dovrebbe essere diverso adesso, dunque? Perché siamo all’alba di un nuovo progetto societario, con una nuova proprietà, sì: ma al 23 luglio al Tribunale si è presentata solo la SIGI. Questa è la realtà.

La difficoltà a contestualizzare coinvolge anche la più superficiale delle analisi: quella sui singoli giocatori. Viziata, senz’altro, dagli ultimi anni terribili in C. Un Reginaldo a 37 anni per una parte di tifoseria è un giocatore che non serve più, ma se fosse andato alla Ternana, al Bari o alla Pergolettese (nomi a caso) si sarebbe discusso di “Catania beffato”. Il trasferimento di Sarao alla Reggina, mentre in rossazzurro si svendevano anche le riserve, in terra etnea a gennaio è stato preso come un segno d’inferiorità indefinibile: adesso che Sarao giocherà al Massimino è diventato un attaccante scarso, senza vena realizzativa. Furlan è stato più volte ingiustamente criticato, spesso pesantemente, ma adesso che è in vendita è diventato Jašin.

Sappiamo tutti che questo sarà un anno difficile, ma lo sappiamo adesso come lo sapevamo ben prima del 23 luglio. Sappiamo anche che possiamo solo essere sorpresi in positivo: perché l’ultima parola spetta sempre al campo. Quel campo che ha detto che Reginaldo lo scorso anno è stato fondamentale per la promozione degli amaranto in Serie B, a 36 anni, e che darà il suo verdetto nel corso di un campionato che per il Catania sarà il primo dopo aver visto in faccia la morte. Sarà complesso, e se verranno commessi degli errori li analizzeremo, insieme: almeno per il mercato, però, contestualizziamo. È l’unica cosa che possiamo fare.

Antonio Torrisi

Redattore Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.