Il sogno di Lele

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Pubblicato: 14:50 - 8 Luglio, 2019


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.

Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

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Manca meno di un’ora all’apertura dei cancelli del Massimino: meno di tre al calcio d’inizio della sfida Playoff contro il Potenza. Lele è li: seduto sulle transenne che delimitano le file ai botteghini di Piazza Spedini. In attesa, come tutti, e anche un po’ in ansia per l’ennesima gara cruciale del destino del Catania. Del “suo” Catania.

Il problema è che, spesso, il calcio chiude gli occhi con alcuni talenti: vuoi perché semplicemente non è il loro momento, vuoi perché il destino che gli corrisponde è quello di portare gioia altrove piuttosto che in Serie A. Ma sempre di gioia si parla. Dicevamo, del “suo” Catania: “suo” all’anagrafe, in due sensi, come “cuore e appartenenza” e come cognome. Fatto sta che potrebbe essercene un terzo, di senso: più profondo, per chi ama il calcio. Vestire la maglia della squadra che ami, della città che ti ha donato le origini. Questo senso è il più bello tra tutti, per Lele e molti altri: solo che per lui, ed è qui che il destino calcistico fa di nuovo la sua comparsa, può diventare realtà tangibile. “Le infinite vie del calciomercato”, direte voi: ma il Catania è davvero interessato a Lele Catania, questa volta. Ha bisogno di un profilo come il suo: capace di entrare e fare la differenza negli ultimi venti minuti.

E allora si potrebbe parlare ancora di destino, sì: perché se il calcio chiude spesso gli occhi, il destino riesce comunque a mostrargli una via giusta da seguire in ogni situazione. E la strada di Lele Catania è stata lunga, lunghissima, e finora “troppo lontana” dal “suo” Catania. Anche se, in fin dei conti, negli ultimi anni è stata solo un’autostrada e poco più di un’oretta di viaggio in macchina: distante sì, vero, ma più per i colori che altro. “A 38 anni sono qui perché per me questo sport resta un gioco”, ha affermato recentemente. Ed è proprio così: lo vedi correre come un ragazzino, essere decisivo come chi ha ancora tanto da dire. E chissà, magari la prossima volta al Massimino, in campo, potrebbe esserci lui. E non da avversario: non da attaccante da temere, né limitare, ma da bambino che a 38 anni avrà realizzato il sogno di una vita. Il sogno di tutti. Il sogno di Lele.

Fonte foto: agrigentosport.com