Inquietanti consuetudini di febbraio

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Pubblicato: 18:55 - 4 Febbraio, 2019


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.

Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Come una tassa: puntuale, arriva febbraio, e per il Catania il secondo mese del nuovo anno equivale, almeno di recente, a scossoni sportivi e mini-crisi di risultati. E a dirlo non siamo mica noi: è la storia dei campionati recenti a parlare.

Prenderemo in esame gli ultimi tre, compreso questo: a febbraio, non si sa perché, qualcosa non va. Ma perché? Cosa innesca, in generale, lo scarso rendimento nel mese più corto dell’anno? E’ una questione di obiettivi, spesso lontani, o c’è di più? Due campionati fa, il febbraio del Catania ha recitato un copione thriller: è vero, si trattava di una stagione particolare. Era “l’anno zero”, come affermato recentemente da Pino Rigoli ai nostri microfoni, con l’inizio del risanamento operato da Pietro Lo Monaco e gli ultimi punti di penalizzazione in classifica, ma in una settimana è successo di tutto: prima la super vittoria contro il Matera capolista, simbolo e testimonianza pratica della “partita perfetta”, ma dopo cinque giorni? Sconfitta all’Esseneto, il Catania perde le proprie certezze e arriva l’esonero di Rigoli. Mese decisivo considerando anche quanto avvenne dopo, con l’addio “lampo” e inspiegabile di Petrone.

Lo scorso anno? Si apre febbraio, si vince (e bene) ad Andria, ma poi arriva il pari interno con il Cosenza (e della conferenza del “bingo” e della pressione). Quindi il Catania va a Monopoli e crolla, prima della sosta. E’ una questione relativa al periodo, se questa squadra, trascendendo dai singoli, sembra mostrare un calo nelle prestazioni dovuto alla distanza dall’obiettivo? Può essere questa la motivazione della ripetuta e ciclica flessione del mese di febbraio? O, forse, si può attribuire parte delle responsabilità ai toni, spesso forti, con cui si tratta la rincorsa all’obiettivo fissato? Perché può capitare, nel calcio, di trovarsi a rincorrere: poi però bisogna averne la forza.

Ed eccoci al presente: prima partita di febbraio, subito in difficoltà. A meno dodici dal primato, meta fissata ad inizio stagione: è e può essere un discorso mentale? E’ un discorso fisico? O è un discorso di tranquillità verticale che, visti il peso e le pressioni della categoria (in più aspetti), manca dai vertici societari in giù?