La stagione che non è mai stata

La stagione che non è mai stata
Antonio Torrisi

Secondo qualcuno, c’è stato un punto esatto fisso nello scorrere quasi infinito della storia umana in cui gli individui hanno smesso di calendarizzare il tempo con le stagioni climatiche, cambiando drasticamente metodo di orientamento: quel momento coincide con la nascita del calcio. Capita, però, che ci si ritrovi semplicemente così: senza un senso tra le mani, al termine di una stagione calcistica che in realtà non è mai stata.

Questo, come sapete, sarebbe stato l’ultimo weekend della regular season, con Catania-Teramo protagonista dell’ultima sfida al Massimino prima dei Playoff. Il Coronavirus ha cambiato tutto, demolendo le consapevolezze che ognuno di noi attribuiva allo sport più bello del mondo compresa, come già detto, quella che riguarda l’orientamento temporale delle nostre vite, scandite da stagioni sportive, sabati e domeniche da vivere alla radice della passione e turni infrasettimanali tra noie, gioie e dolori. Il futuro, a mo’ di severo difensore vecchia scuola (da “palla o gamba, niente sconti”), non concede fiato e spazio alle previsioni, ma la sensazione diffusa è che, almeno per quel che concerne il Catania e la Serie C, dovremo fare a meno del pallone giocato (e non parlato) ancora per qualche mese. Tempo a sufficienza per le riflessioni.

In attesa di una fine che può essere decretata esclusivamente dai vertici FIGC e Lega Pro, in terra etnea questa stagione verrà ricordata come una delle più complicate della storia rossazzurra: iniziata tra le polemiche e con un nuovo progetto tecnico, con Andrea Camplone in panchina, e praticamente senza un attimo per respirare e razionalizzare. Le vicende relative all’extracampo hanno contrassegnato il percorso sportivo del Catania sin dalle prime giornate, consegnando il momento più difficile tra dicembre, gennaio e febbraio: ed è lì che la formazione rossazzurra, grazie alla mentalità da guerriero di Cristiano Lucarelli, è venuta fuori nella purezza del concetto di “melior de cinere surgo”, raccogliendo, dopo la sconfitta interna contro il Monopoli del 2 febbraio, 4 vittorie (le ultime 3 consecutive) e 2 pari. E una compattezza che non si registrava da tempo.

Per questo motivo ci ritroviamo senza un senso tra le mani, in questo weekend. L’avevamo immaginata così, Catania-Teramo: un Massimino che aveva riacquisito entusiasmo grazie alla lotta contro tutti e tutto (e contro le vicende extracalcistiche) del gruppo di Cristiano Lucarelli e che recitava il verbo della speranza, anche questa contro tutti e tutto, volta al cammino Playoff. Ed è in questo modo che ci lasciamo, con questa fotografia in mente: consapevoli che la vera battaglia per il Catania è in corso su un altro tipo di terreno, ostico come nessuno. E alla fine di una stagione che non è mai stata, e che non sappiamo se e quando riprenderà ad essere, il grido è sempre lo stesso: #SAVE11700. Sognando ancora gioie indescrivibili in un Massimino infinito.

Antonio Torrisi

Redattore Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.