L’auto-consapevolezza: Novellino e la “filosofia del gol”

By
Pubblicato: 21:02 - 28 Febbraio, 2019


Antonio Torrisi

Antonio Torrisi

EDITORE

Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.

Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

C’è un motivo continuo tra le indeterminate e diverse partite disputate in ogni angolo del mondo capace di appassionare più della partita stessa: il gol. La compiutezza dell’attimo più alto di un incontro, fatto di preparazione, gesto in sé e reazione: il calcio è il gol, almeno quanto il basket è il tiro da tre punti. E Walter Novellino, questo concetto, sembra conoscerlo più di altri.

“Se segni un gol in più dell’avversario, vinci”: è la regola numero “zero” del gioco del pallone, in fondo, a dirlo. Mica noi. Di questa regola non scritta, però, Novellino incarna la rappresentazione fisica perfetta: dalla panchina e attraverso le sue squadre, trasmette e diffonde i precetti della “filosofia del gol”. E’ l’eredità lasciata dal suo passato a raccontarcelo: 1038 reti siglate in 834 panchine, con una media di 1,2 gol a partita. Ma la firma d’autore che certifica sì la sua appartenenza al filone dei pensatori della “filosofia del gol”, ma allo stesso tempo scrive il suo nome tra quelli alla ricerca dell’equilibrio, è un’altra: in quelle 834 panchine citate poco fa, solo 233 volte una sua squadra non è riuscita a segnare almeno una rete. Ciò vuol dire che per le restanti 601 occasioni le formazioni da lui schierate hanno sempre fatto gioire i loro tifosi.

E’ un dato senza dubbio importante, se rapportato al Catania attuale, non credete? Facciamo un passo indietro e contestualizziamo: durante la sua ultima esperienza, all’Avellino, durata da agosto 2017 ad aprile 2018, in 35 incontri tra Serie B e Coppa Italia solamente 6 volte gli irpini non sono andati a segno. Ora torniamo al Catania: in questa stagione, in 31 match i rossazzurri non sono andati a segno 8 volte, con una difficoltà palesata soprattutto in fase offensiva e relativa al reparto d’attacco. Rientra tutto nella “filosofia del gol” di cui parlavamo prima. Ma l’aspetto più importante tra tutti è che delle 44 reti messe a segno dal suo Avellino nella scorsa stagione, 20 erano delle punte (9 di Castaldo, 6 di Ardemagni e 5 di Asencio). E in un Catania che può vantare in avanti Curiale, Marotta e Di Piazza la “filosofia del gol” di Walter Novellino, con quella “auto-consapevolezza” delle proprie potenzialità, non può tornare utile: può essere addirittura determinante.