Lucidità

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Pubblicato: 14:05 - 15 Febbraio, 2019


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.

Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Ci hanno rubato la lucidità. L’hanno rubata a tutti: ai tecnici impiegati nelle valutazioni sportive e agli addetti ai lavori, ai giocatori in campo, ad una piazza intera e persino a noi, veicoli dell’informazione. Ad un tratto, come se il resto non fosse già difficile di suo, ci siamo ritrovati sprovvisti della lucidità necessaria per analizzare il momento del Catania: il recente passato, il presente “qui e ora”, e il futuro che può accadere. E la cosa più bizzarra è che è successa la stessa cosa agli interpreti dello sport più bello del mondo, in maglia rossazzurra, ma sul rettangolo verde.

Perché non possiamo essere lucidi, tutti, se diciamo che quella contro il Trapani sia stata una brutta partita. Ma non possiamo essere lucidi neanche affermando con certezza il contrario, ovvero che il Catania abbia dominato al Provinciale, attribuendo il risultato finale ad un mero scherzo delle moire. Alla sfortuna, al destino. Così come non si può essere lucidi se si dice che non ci sono stati miglioramenti, tattici e di squadra, rispetto a poche settimane fa: ma si può essere lucidi, ci ripetiamo e chiediamo, nel dire che le cose adesso vadano bene, senza ascoltare anche la più flebile voce del dubbio e che porta con sé mesi e mesi di cambi, esperimenti, adattamenti ed epiloghi poco convincenti? Converrete con noi su un’unica risposta: no, non si può essere lucidi nel farlo.

Ma dire che il Catania non abbia giocato male vuol dire difendere Sottil? No. Affermare che il Catania avrebbe dovuto vincere a Trapani se avesse voluto impensierire la Juve Stabia nella corsa al primo posto significa gettare la croce addosso al tecnico, volendone l’esonero? Neanche. Ecco: è anche da questo punto di vista che manca la lucidità. A volte basterebbe respirare ed evitare di leggere tra le righe di un’analisi, cercando chissà quale significato: ma senza lucidità, come fare? Come fare, del resto, senza lucidità a mettere dentro le palle gol capitate prima sul piede, poi sulla testa di Davis Curiale? O quella su Manneh? O, al contrario, come fare a dire, ancora senza lucidità, che nonostante il palo e le occasioni il Catania in avanti stenti o che a Trapani abbia stentato? Ci sono i numeri, direte voi: che la sconfitta è comunque una sconfitta, anche quando si gioca bene. E può anche essere corretto: ma se si vince giocando male, non si vince comunque?

Il problema va al di là del dato: bisognerebbe essere lucidi per capirlo. Proveremo a riassumerlo, in un’unica frase, quanto più lucidamente possibile: il Catania è quarto, perde ogni volta che passa in svantaggio, lo storico del campionato parla il verbo del cambiamento perenne, tattico e tecnico, ma ciononostante nelle ultime due, con il cambio di modulo, la squadra di Sottil ha dimostrato progressi, anche a Trapani, dove non ha giocato male, ha creato tanto e meritava il pari. L’unica domanda che rimane è quella relativa al futuro: cosa accadrà? E’ un obiettivo irraggiungibile, anche tramite i Playoff (come dicono alcuni), la Serie B? Bisogna e bisognerà avere lucidità per rispondere, a fine anno, con il sorriso o meno: nelle valutazioni degli addetti ai lavori, nelle prestazioni in campo, nei giudizi della piazza e nelle nostre analisi. Tutti: riprendiamo, in qualche modo, la lucidità che ci è stata rubata. Ma non possiamo farlo senza quell’identità che passa anche e soprattutto dai risultati e dal campo, che aiutano a guardare il quadro, anche in questo caso, con più lucidità. E ne abbiamo bisogno.