L’uomo che vive in penombra

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Pubblicato: 15:00 - 7 Settembre, 2019


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.

Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

L’uomo che vive in penombra è colui che ha ricevuto un dono in più rispetto agli altri: riesce a vedere le cose anche quando il buio crepuscolare dipinge cupamente le ultime ore del giorno, spalancando le porte alla notte. Che fortuna, questa. E per tale ragione, tra le tante, la natura gli è stata benevola, ma severa, perché su di lui ricadono le responsabilità maggiori. Così come si addice a chi tiene in mano e per mano il tempo. Scrivevamo così, d’altro canto, di Vincenzo Sarno. Perché non comprendere pienamente l’importanza del suo dono?

A “Vincenzì” si vuole bene: un po’ per quel mancino delicato, un po’ per quei movimenti che nel calcio significano una cosa sola. Fantasia. Forse è per questo motivo che da lui ci si aspetta sempre qualcosa: il suo stesso stare in campo è un continuo attimo prima dell’accadere. Ma cos’è l’attimo prima dell’accadere se non stare in penombra in attesa di agire? E poi prendere in mano e per mano il tempo, come si diceva, fermarlo e farlo proprio: deciderne le sorti, indirizzarlo a proprio favore. Quanto accaduto nella gara tra Catania e Virtus Francavilla è la sintesi perfetta del concetto appena espresso. Un mancino velenoso che squarcia il muro ombroso della prestazione di Sarno e più in generale dei rossazzurri. Sbroglia la matassa: illumina la notte. Regala gioie. Ma ben venga, a questo punto, l’uomo che vive in penombra. Salvaguardiamolo. E poi osserviamolo.

Osserviamolo nei movimenti, nel fare: impariamo qualcosa dal suo stare in penombra, comprendiamone il significato. “Io per voi sono sempre in penombra, però va bene così, preferisco così, stare così e fare gol, dare una mano alla squadra e portare a casa i tre punti”: dice. Tranquillo, “Vincenzì”. Non è mica un difetto, saper vedere dove gli altri vedono solo buio: prendere per mano un lume e fare strada. E’ il grande dono di chi scrive storie, quello di “oltrepassare” la pagina bianca: immaginare sentieri e parole, frasi dove gli altri trovano confusione. E’ questo che fa Vincenzo Sarno. E’ questo che fa l’uomo che vive in penombra.