Mario, Sandro, e quel “Clamoroso al Cibali” che non scorderemo mai

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Pubblicato: 14:23 - 1 Ottobre, 2018


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.

Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

La storia è fatta anche per questo: resiste agli anni. Perdura nel tempo. Un’impresa, una frase, un racconto: il suono di una radiolina che “lacera” il secolo e giunge fino a noi. Perché è questa la forza di quel 4 giugno del 1961: non lo scorderà mai chi c’era, lo conoscerà chi verrà in futuro.

Un sortilegio contro il “Mago”, quel destro al limite di Mario: ragazzone nato nella “vecchia Italia”, progressista per antonomasia. Chiamato dal destino per cambiare “un pezzetto” di calcio italiano, all’ultima giornata di un campionato che regalerà al Catania un ottavo posto dolcissimo. Al Massimino arriva la “bozza” di quella che sarà la “Grande Inter” di Herrera: le TV erano ancora in bianco e nero e dare un calcio al pallone, rigorosamente in cuoio rigido, voleva dire farsi male, ma davvero. Ma Castellazzi lo sapeva: lo sapevano tutti i giocatori della sua era. Figuriamoci se si facevano impensierire dalla sfera più bella del mondo. Calcio d’angolo, respinta corta e botta al volo all’incrocio: Facchetti la guarda, Da Pozzo accenna un intervento, ma che fare con una traiettoria fatta della stessa sostanza dei sogni?

La si ammira ancora, in foto: si immaginano i colori e gli odori, la polvere del campo e l’urlo di uno stadio intero. E quello di Mario che, alla fine della sua carriera in rossazzurro, conterà due stagioni “di abbracci” e gioie. Un ottavo e un decimo piazzamento in classifica, con otto reti, compreso un gol e mezzo (l’altro negato da De Marchi, arbitro di quel pomeriggio di giugno) alla prima Inter del “Mago”. Ci lascia oggi, Mario, rinnovando da inventore “trasversale” un messaggio ai posteri, eredità di Sandro Ciotti. Una frase che risuona nel tempo: “Clamoroso al Cibali”. Ieri, oggi, sempre.