Nicola Binda a Catanista: “Il Catania? Mai vista una roba del genere. Situazione inedita”

Nicola Binda a Catanista: “Il Catania? Mai vista una roba del genere. Situazione inedita”

Intervenuto nel corso della puntata odierna di Catanista, il collega della Gazzetta dello Sport, Nicola Binda, ha parlato così del Catania e del momento del calcio italiano.

LA SITUAZIONE CATANIA – “Quello che sta succedendo a Catania, visto da lontano, è qualcosa di abbastanza inspiegabile e inedito, francamente non vorrei bestemmiare, ma dire che il COVID sia arrivato nel momento giusto per mascherare questa situazione, prendetela come una battuta infelice… mai vista una roba del genere. Ci dovrebbe essere una proprietà con i suoi manager, coloro che gestiscono la società e la squadra, e si lavora: a Catania sembra che ci sia tutt’altro. Con questo stop, se non altro sembra tutto congelato: bisognerebbe fare in modo che come la Federcalcio possa fare una riforma lampo dei campionati, anche a Catania ci si possa chiedere “cosa facciamo?”, e poi quando si ricomincia ci si ripresenta con un Catania nuovo, sereno, solido e pronto a ripartire. Nella sventura cerchiamo almeno di cogliere l’opportunità per trovare una soluzione. Il concordato in bianco? Guardate che sono situazioni inedite: non si è mai visto un concordato in bianco… di società in crisi, di fallimenti, ne abbiamo viste tante, ma di solito è abbastanza schematico il loro destino. Quello che succede a Catania è che sembra che si voglia evitare il fallimento e andare in tribunale e fare in modo di proseguire l’attività. Non lo so: non me ne intendo, però ripeto, almeno in questo momento drammatico si spera che si possa ripartire in maniera normale.”

GLI INTERESSI DEL CALCIO – “Questo calcio non si può permettere di passare sopra i cadaveri, anche se a sentire i ragionamenti di qualche presidente cadono le braccia perché c’è molto opportunismo dietro ai tanti ragionamenti, che hanno anche un filo logico. Poi vai a guardare la posizione in classifica di quella squadra e vai a capire che è un ragionamento utile proprio a quella squadra: chi è davanti in classifica vuole la promozione a tavolino, chi è retrocesso vuole annullare tutto, siamo sempre lì. Purtroppo si guarda al proprio orticello, che per carità è anche comprensibile visto che gli interessi non sono solo sportivi. Oramai nel calcio moderno la parte sportiva non è quella prioritaria, ci sono interessi economici molto più forti e in questo momento di grave crisi economica si guarda anche a quelli.”

POSSIBILI SOLUZIONI – “Da quanto dice Gravina, che è l’unico che può decidere in Italia, ovviamente guardando alla UEFA, se si trova una soluzione che non sia quella della conclusione dei campionati sicuramente si scontenta qualcuno. Sicuramente se si dice “facciamo solo due promozioni dalla B in A, solo tre promozioni dalla C alla B, ecco se si trova una soluzione tampone, sicuramente si scontenta qualcuno e questo qualcuno ha tutto il diritto di fare un ricorso e di rivolgersi a cause in tribunali che in questo momento sono comprensibili per chi subisce il danno, ma che a tutto il sistema non aiutano. Ecco, Gravina vuole cercare di evitare questa situazione e cercare di chiudere questi campionati quando la situazione sarà risolta. Piuttosto a porte chiuse, svilendo terribilmente il prodotto calcio. Quindi la soluzione è aspettare che tutto sia sereno per riprendere i campionati, ma poi visto che i tempi sono lunghi e rischi di accavallarti con la prossima stagione, la soluzione è o giocare due stagioni in una, o fino a quando non ci sono date per una ripartenza un ragionamento non è possibile farlo. Vero è che l’ipotesi fatta di annullare la stagione 2020/21, ossia la prossima, e sostituirla con la parte finale di questa, se i tempi sono lunghi non è una soluzione così remota. Certo, andrebbero allungati tutti i contratti di questa stagione, tenuti validi i contratti di sponsorizzazione e gli abbonamenti.”

POSSIBILI PROBLEMI – “Qual è il problema? Il problema è che per un anno ci sarebbero dei dipendenti, calciatori e altri, che rimarrebbero senza stipendio: però in questo occorre che lo Stato, che sostiene tutte le aziende italiane, dovrebbe fare lo stesso con il calcio, garantendo con la cassa integrazione lo stipendio a chi di calcio vive, non a Cristiano Ronaldo che può vivere senza stipendio per qualche anno, ma per chi guadagna 1.500 euro al mese sì. Per noi che il calcio dobbiamo raccontarlo sarebbe terribile, però almeno è una soluzione per chiudere questa stagione in maniera corretta, trasformare tutto in un 2019/21 e poi ripartire dopo. Visto che i tempi si allungano questa è a soluzione.”

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