Paolucci, il gol e il Lecce

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Pubblicato: 18:26 - 20 Ottobre, 2016


Antonio Torrisi

Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.

Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

“Michele, sveglia: ci sono le Gol-cciole!”, com’era? Frutta, latte…pane e gol: non era così? Niente da fare: l’ossessione del gol mancato ha contagiato anche noi. Dalla Juve (Stabia) al Lecce sono passati quasi due mesi e otto gare non proprio dal sapore di Serie A, anzi: proprio quella contro i giallorossi, però, per Paolucci può essere un’occasione da “Ritorno al futuro” che riporta indietro al novembre del 2008, quando l’attaccante rossazzurro trovò la rete in massima serie proprio contro i salentini.

Ma era un altro Catania con ben altri obiettivi: la squadra di Zenga, con Mascara, Martinez, Plasmati (o Morimoto in alternativa) e il bel Michele in avanti, non andava oltre il pari (1-1) al Massimino contro il Lecce di Beretta. Scusate per il momento Amarcord, promettiamo di non essere strappalacrime nei prossimi versi. Anche perché non sarebbero proprio lacrime di gioia: si scherza, è vero, ma con un attaccante così importante in squadra, non è forse lecito aspettarsi qualcosa in più? Se lo chiedono in molti, chissà, forse anche qualcuno che, tra campo ed extra-campo, deve guidare il Catania verso la redenzione. E qui rientra in gioco il discorso delle “palline”. Eppure non deve essere facile nemmeno per Rigoli decidere come affrontare questo momento: c’è poco da fare, se un bomber non segna, si corre subito ad analizzarne il profilo psicologico, cercando di scovare possibili intoppi e meccanismi inceppati. Contestualizzando, però, appare evidente che ci sia un problema di fondo: il calcio non aspetta. Inutile girarci intorno.

Dopo il Catania, quel Catania di Zenga, e dopo sette reti all’attivo, il vuoto, o quasi: tante occasioni, tra cui quella più grande che porta il nome di Juve (non Stabia, questa volta), la Serie B e la Romania con il Petrolul Ploiesti. E adesso la Lega Pro: al momento del suo annuncio tanti erano stati i complimenti e gli incoraggiamenti da una parte e dell’altra. Sullo sfondo lo spiraglio del rilancio, con una squadra (rossazzurra) dalle tante “promesse” che vogliono rimettersi in gioco. D’altro canto non stiamo mica parlando di un giocatore di poco conto… almeno “sulla carta”. Ma questa carta, alla fine, canta? O segna? Perché in fin dei conti, nel calcio, e per un bomber, conta quello. Lavorare sì, ma giunta la domenica se non segni sei un attaccante che avrà faticato tanto, ma che non è entrato nel tabellino della gara. Se vinci nessuno, o quasi, ci farà caso, ma se non vinci… Michele, insomma, sveglia: ci sono le Gol-cciole!