“Partita” epistolare, per…

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Pubblicato: 09:37 - 26 Novembre, 2019


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.

Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Intendiamoci sin da subito: quella tra il Catania e il Comune di Catania è una partita di cui non sentivamo per nulla il bisogno. In primis perché a noi le partite piace guardarle mirando un rettangolo verde e dei professionisti, pagati per fare il mestiere più bello del mondo, all’opera (o al massimo giocarle tra amici, quando gli acciacchi ce lo permettono), poi perché di questi toni, modi e livelli di discussione Catania è satura. Giunta al limite di sopportazione.

Abbiamo prima analizzato con attenzione le due lettere, botta e risposta non certo efficace a risolvere una situazione già di per sè delicata, quindi abbiamo ascoltato una campana, il sindaco della città etnea, Salvo Pogliese, aprendo e allargando il confronto alla possibile risposta di chi, nel club rossazzurro, si sentisse in dovere di esprimere la propria opinione. Che, anche se non è arrivata ai nostri microfoni, arriverà certamente in quel di Torre del Grifo, in conferenza stampa. Prendiamo atto di questa “partita”, una tra le tante: proviamo a commentarla come faremmo in una domenica pomeriggio qualsiasi (chiaro, quel rettangolo verde che tutti amiamo non ha rivali). Prima sulle fasce, poi centralmente, il sindaco Salvo Pogliese con un buon palleggio è riuscito ad imporre il proprio pressing, lasciando però spazio alle ripartenze: se il richiamo a “fare chiarezza, con lealtà e linearità, sulle prospettive di un patrimonio che prima ancora che alla proprietà e all’amministratore delegato, appartiene ai tifosi, ai simpatizzanti, agli sportivi, in una parola alla Città di Catania” può senza alcun dubbio essere letto nell’ottica di risoluzione efficace quanto tempestiva della situazione; il passaggio finale, quello in cui si comunica che “il palazzo del Municipio è sempre aperto per tracciare un piano di rinascita con la dirigenza pro tempore del Calcio Catania Spa” è un filo più sottile. Anche perché la difficile situazione economica del Catania è nota non da certo dal weekend appena trascorso. Anzi.

Non lenta, ragionata, ma prevedibile è stata la “manovra” di risposta del Catania, in contropiede: i temi della lettera di replica d’altronde sono stati quasi interamente sviscerati nel corso delle recenti conferenze stampa. Dispiacciono due punti in particolare: “a noi questa uscita sembra di matrice politica e forse anche un po’ ruffiana” in primis. Lasciamo fuori la politica, per favore. Il secondo è quello relativo ad un ipotetico intervento del sindaco Pogliese per risolvere la questione stadio a porte chiuse, “bypassando le restrizioni”. La legge è legge, soprattutto in termini di sicurezza e ordine pubblico, poche storie. Sulla controrisposta del primo cittadino etneo sorvoliamo, proprio perché non c’è stata la possibilità di ricevere un ulteriore contraddittorio. Bisogna però registrare ancora una volta alcuni toni che poco hanno a che vedere con una mano tesa a chiedere aiuto, quanto a tuonare e ad infiammare il dibattito. E no, in una città già colma di nervosismo e tensione, in cui il tentativo di rasserenare gli animi non può e non deve spettare certo ai tifosi, di questa ennesima “partita” fuori dal campo non se ne sentiva proprio il bisogno.