Un ricordo come una promessa: undici anni fa un sogno chiamato Serie A

Un ricordo come una promessa: undici anni fa un sogno chiamato Serie A
Antonio Torrisi

Una pagina di storia, scritta con le lacrime di chi l’ha vissuta. Di una città intera, persone sconosciute: abbracci senza fine a sancire un vero e proprio riscatto sociale. Tra i tanti ricordi e tra le bandiere in cielo, sventolate al ritmo dei battiti del cuore, spunta un’auto completamente riverniciata con i colori degli eroi: il rosso del vulcano, l’azzurro del mare. E l’elefante con la sciarpa: è un promemoria “lungo” undici anni che non vuole perdere i contorni di un sogno che perdura, infinito, nel tempo. Quello chiamato Serie A.

Non c’era un posto vuoto al Massimino: sembrava, quasi, che ci fosse un velo di folla continuo tra gli spalti. Un’unica maglia rossazzurra che trascende le differenze stilistiche maturate nel corso delle stagioni. Ventitré anni dopo l’ultima promozione: ventitré mila anime al Cibali, e fuori il resto, chi con la radiolina, chi con la TV accesa. Riti scaramantici e profezie di una stagione da “eroi”: tra pathos e scioglimento finale. E’ la storia dell’elefante, della fenice che risorge dalle proprie ceneri: quella di Catania, trafitta al cuore infinite volte e altrettante rinata. Tutto nella corsa di Umberto Del Core, in quel 28 maggio 2006: un cammino in bilico tra l’ennesimo campionato in chiaroscuro e la consapevolezza di una redenzione attesa per troppo tempo. L’inizio è la chiave del sogno: nello scrigno custodito dal duo Pulvirenti-Lo Monaco, Pasquale Marino guida i vecchi e i nuovi volti della formazione etnea. Da Gionatha Spinesi allo stesso Del Core, passando per il ritorno di Peppe Mascara, l’acquisto di Davide Baiocco e l’arrivo di Roberto De Zerbi. E le riconferme dei veterani, del “cuore” Orazio Russo, dell’indimenticabile cappellino di Armando Pantanelli e la grinta di Fabio Caserta e Andrea Sottil, tra gli altri.

Freno a mano e tanti musi storti: dal Mantova al Mantova, in un girone. Tanto basta a Marino per prendere il volante, dopo un avvio non convincente: incudine e martello a plasmare il 4-3-3 formato “corazzata”. E’ l’inizio dell’impresa: volano i sogni, al gol di Umberto. Il 2-1 all’Albinoleffe è la sintesi perfetta di un’intera stagione. Le bandiere, gli sguardi dei bambini che, prima di allora, non avevano mai conosciuto la Serie A da vicino. Un ricordo indelebile, come una promessa: quella di ritornare a quel 28 maggio in un viaggio verso un futuro passato, ancora presente.

 

 

Antonio Torrisi

Redattore Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League. Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.