Un ricordo come una promessa: undici anni fa un sogno chiamato Serie A

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Pubblicato: 13:19 - 28 Maggio, 2017


Antonio Torrisi

Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.

Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Una pagina di storia, scritta con le lacrime di chi l’ha vissuta. Di una città intera, persone sconosciute: abbracci senza fine a sancire un vero e proprio riscatto sociale. Tra i tanti ricordi e tra le bandiere in cielo, sventolate al ritmo dei battiti del cuore, spunta un’auto completamente riverniciata con i colori degli eroi: il rosso del vulcano, l’azzurro del mare. E l’elefante con la sciarpa: è un promemoria “lungo” undici anni che non vuole perdere i contorni di un sogno che perdura, infinito, nel tempo. Quello chiamato Serie A.

Non c’era un posto vuoto al Massimino: sembrava, quasi, che ci fosse un velo di folla continuo tra gli spalti. Un’unica maglia rossazzurra che trascende le differenze stilistiche maturate nel corso delle stagioni. Ventitré anni dopo l’ultima promozione: ventitré mila anime al Cibali, e fuori il resto, chi con la radiolina, chi con la TV accesa. Riti scaramantici e profezie di una stagione da “eroi”: tra pathos e scioglimento finale. E’ la storia dell’elefante, della fenice che risorge dalle proprie ceneri: quella di Catania, trafitta al cuore infinite volte e altrettante rinata. Tutto nella corsa di Umberto Del Core, in quel 28 maggio 2006: un cammino in bilico tra l’ennesimo campionato in chiaroscuro e la consapevolezza di una redenzione attesa per troppo tempo. L’inizio è la chiave del sogno: nello scrigno custodito dal duo Pulvirenti-Lo Monaco, Pasquale Marino guida i vecchi e i nuovi volti della formazione etnea. Da Gionatha Spinesi allo stesso Del Core, passando per il ritorno di Peppe Mascara, l’acquisto di Davide Baiocco e l’arrivo di Roberto De Zerbi. E le riconferme dei veterani, del “cuore” Orazio Russo, dell’indimenticabile cappellino di Armando Pantanelli e la grinta di Fabio Caserta e Andrea Sottil, tra gli altri.

Freno a mano e tanti musi storti: dal Mantova al Mantova, in un girone. Tanto basta a Marino per prendere il volante, dopo un avvio non convincente: incudine e martello a plasmare il 4-3-3 formato “corazzata”. E’ l’inizio dell’impresa: volano i sogni, al gol di Umberto. Il 2-1 all’Albinoleffe è la sintesi perfetta di un’intera stagione. Le bandiere, gli sguardi dei bambini che, prima di allora, non avevano mai conosciuto la Serie A da vicino. Un ricordo indelebile, come una promessa: quella di ritornare a quel 28 maggio in un viaggio verso un futuro passato, ancora presente.