Pulvirenti e Lotito se la giocano a briscola

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Pubblicato: 19:36 - 10 Febbraio, 2014


Taormina, estate. Nell’hotel di lusso spicca quel tavolinetto posto a bordo piscina, col solleone che riflette a specchio sul rivestimento vitreo. Due bicchieri rigorosamente mezzi pieni, dati i buoni propositi estivi, due cannucce, due mazzi di carte e la lucida pelata di Galliani sullo sfondo, tra tuffi e tintarella. Seduti, rilassati e pieni d’entusiasmo, Pulvirenti e Lotito preferiscono il relax al cloro e si godono l’ineguagliabile panorama di Taormina tralasciando per un paio d’ore l’argomento mercato e proiettandosi verso il puro godimento ludico: “Pokerino Nino – propone Lotito?”, “Claudio come preferisci – chiosa Pulvirenti- sceglie l’ospite”. Carte siciliane riposte nella borsa del mare con grande amarezza di Pulvirenti. L’esito del duello è scontato: 3-1 per il laziale, che espugna la perla ionica come se si giocasse all’Olimpico. Pulvirenti non ci sta e a meno di una settimana dal lunch-match di domenica prossima, Catania-Lazio, chiede la rivincita ma ad una condizione imprescindibile: si gioca a briscola!

Taormina, inverno. Troppo freddo per la pelata di Galliani che ha preferito l’aria condizionata della sua principesca dimora milanese, rinunciando alle carte siciliane pur avendo un certo feeling con la briscola, gioco di carte dalle origini olandesi proprio come il “suo” Seedorf. Non è solo una sensazione: il Catania stavolta giocherà in casa, al “Massimino”, e stavolta il duello sul campo sarà preceduto da una briscola dal respiro tipicamente siculo. Fuori piove, Catania-Lazio, o se preferite Pulvirenti-Lotito, si gioca all’interno della hall, su un tavolinetto da the e con i presidenti che affondano i loro glutei su poltrone di velluto. Inizia Lotito: “Caro Nino, mors tua vita mea!”, e cala l’asso di spade. Basterebbe una briscolina per entrare in tackle ma Pulvirenti in mano si ritrova solo una “carta liscia”: “Claudio con questo carico m’ammazzasti!”. La partita si mette subito in salita, come la stagione del Catania, e i primi undici punti sono appannaggio del patron biancoceleste. Il prosieguo appare un monologo laziale: Lotito riesce ad inanellare una serie spaventosa di carichi e briscolette “imprurugghia peri” su cui Pulvirenti continua ad inciampare. Claudicante ma non abbattuto, inizia la ripresa a suon di tatticismi: “Claudio sei sicuro che la cessione di Hernanes all’Inter non si riveli azzardata? Hai potenziato una big e ti sei privato di un giocatore di grande qualità, difficile da rimpiazzare”. Lotito è chiaramente in difficoltà: “Ehm…’Absens aeres non erit’! L’assente ha sempre torto! E’ andato via, amen”; ma il tre di spade non era andato via nella valigia di Hernanes! Dimenticato sulla mano destra!Carta liscia e undici punti per Pulvirenti che incassa di buon grado. Ma il duello si gioca anche sul campo dialettico. Ai latinismi di Lotito fanno da contraltare i sicilianismi di Pulvirenti, laconici ma terribilmente eloquenti: “Minchia!”, esclama appena si ritrova in mano tre carte lisce sapendo di essere in svantaggio. Occorre appellarsi alla tattica, annebbiare la vista dell’avversario: “Peccato per Petkovic, ma il nuovo corso di Reja sembra già che stia dando i suoi frutti”. “Pare di si, uscire indenni nel derby contro una Roma lanciatissima non era facile. L’aquila ha retto l’urto della lupa!”, ma il cavallo evidentemente no. Lotito fallisce la mossa, tiene in mano il cavallo di mazze e regala 10 punti all’avversario. La partita ora si fa interessante, si deciderà all’ultima mano. “Dopo tre risultati utili consecutivi cosa ti aspetti?”, rilancia Lotito. Pulvirenti non ha esitazioni: “Una vittoria Claudio!”, e quella bella donna d’oro, intanto, gli regala il trionfo pre-gara: 61 a 59, sul filo del rasoio, ma quando vinci cosi il gusto della vittoria è ancora più dolce.

La partita a briscola tra i due presidenti è frutto della nostra immaginazione, è superfluo persino sottolinearlo. Ma stavolta un latinismo a Lotito lo rubiamo noi: “est modus in rebus”, ‘tutto dipende dal modo di agire’. E’ giunta l’ora di rischiare, di giocare a viso aperto come a Parma, di agire e re-agire alla sfortuna e agli errori gestionali commessi. Perché la salvezza dipende dal modo di agire e il risveglio caratteriale, toccasana di sicura efficacia, indica la strada maestra. Salvarsi sul filo del rasoio renderebbe la vittoria più dolce. E’ il momento di calare un carico. Un carico di speranza.