Sarno ha tutto il tempo del mondo

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Pubblicato: 16:00 - 8 Febbraio, 2019


Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.

Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Plasma le emozioni, l’artista del pallone: cuce il filo temporale (e musicale) che passa tra i tasselli di cuoio che compongono la sfera più bella dell’universo. Quindi, la dona ai mortali: si può permettere di distrarsi dalla sua fantasia disinteressata. Ha tutto il tempo del mondo, e anche oltre. E’ sceso a patti con il destino, Vincenzo Sarno: la chiave di violino in cambio della fragilità calcistica di un cristallo.

Che non è mica un difetto. Lo spiega Sean Penn, da regista e non da attore, nel suo “Into the wild”, quasi fosse un verso del suo “idolo” Chinaski (Charles Bukowski): “La fragilità del cristallo non è una debolezza, ma una raffinatezza”. Sarno ne è l’esempio scritto su un rettangolo verde: genio e compostezza, quadratura del cristallo lavorato dal tempo e dalla fatica, tra il calcio dei proclami e quello dei campi del cuore.

Ma, sul serio, volete mettere? Impugnare una chiave di violino e cambiare il ritmo allo spartito, a proprio piacimento: è un potere grande, guadagnato alla nascita. Perché il tempo, per Sarno, è infinito per questo: tiene il nostro, il vostro. Quello degli avversari in campo, lo mette in tasca: lo ferma, riflette, prevede. Quindi, gioca: è l’essenza del dribbling stretto. Sinfonia di alti e bassi, sterzate e previsioni di movimento: cinico andare, un po’ per scherzo, un po’ per ambizione.

Ha smentito, sempre con il tempo in mano, la domanda ciclica sul bambino che palleggiava con Batistuta e Mancini. E’ andato oltre il novantesimo, rimontando e pareggiando: a Lanciano, a Chiavari, a Foggia e a Padova. Ha ricostruito l’immagine di chi in campo può fare tutto, con i “se” della condizione ottimale; e sempre con i “se”, ma questa volta del futuro, al suo arrivo a Catania ha raccolto due eredità pesanti: la “sette”, numero mistico della creazione, del gol da centrocampo al Barbera e del cucchiaio sotto il diluvio, e la licenza artistica dell’ultimo cristallo a vestire il rossazzurro, “El Pitu” da Comodoro Rivadavia. Volontariamente o meno, consapevolmente o meno: Sarno può cambiare l’ennesima stagione, con la solita chiave di violino in mano. E ha tutto il tempo del mondo. Il nostro, il vostro: il suo.