Il bisbetico domato

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Pubblicato: 11:30 - 30 Gennaio, 2017


Antonio Torrisi

Antonio Torrisi

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Fautore del calcio "romantico", si appassiona al mondo del giornalismo sportivo sin da piccolo, seguendo le telecronache in TV e iniziando così a coltivare il sogni di essere, un giorno, in cabina di commento in occasione di una finale di Champions League.

Dal 2015 entra a far parte di Catanista, avventura che lo porta ad esordire persino in radio: altro sogno nel cassetto, conservato da bambino.
Antonio Torrisi

Valigie? Quali valigie? Le posa in panchina, Andrea Russotto, poi va a fare dieci minuti di riscaldamento e Pino Rigoli lo chiama a sé: un abbraccio, uno scossone. “Oh, Andrea, ti sto mettendo in campo: è il tuo momento”. Russotto saluta la Reggina e lancia un messaggio, forse il più forte: “Io da qui non mi muovo”.

Talento da vendere, carattere da tenera canaglia, che a sentirlo parlare, poi, viene in mente: “Ma perché questo qui non ha mai fatto strada?”. Solita storia. “Non ti fermare, sei il più forte, insisti e vincerai”, come nel “Bisbetico domato” di Celentano: pigiava l’uva, Adriano. Mangia il campo, Andrea: adesso, però. A vederlo così non sembra neanche il Russotto d’inizio stagione, isterico (non nel senso forte, non ci permetteremmo mai) e imbronciato: entrava in campo con lo stesso atteggiamento che Celentano, in quel film, aveva con le donne. Un giallo a partita e poco più, tanto che “la Mamy”, in questo caso Rigoli, si è visto costretto a mettere in pratica la “cura panchina”. Tornando al presente, è un’altra persona: sta tutto lì, in quell’abbraccio già citato al suo allenatore. Il percorso di maturazione è finito: scarpette rosse e via, in campo, a chiudere una partita apparentemente in cassaforte.

Lui ci ha messo del suo: non si cambia così in fretta senza tanta forza di volontà. Forse una spinta dal passato, chissà: uno sguardo alle giovanili della Lazio, o all’occasione targata Napoli. Alla possibilità di diventare grande. Semina il panico, lotta e guadagna punizioni: poi prende per mano i suoi, raccoglie il pallone a metà campo e sfreccia verso la porta firmando il 3-1. Va in curva, non ci pensa due volte Andrea: non c’è rabbia, questa volta, né supponenza. C’è dolcezza: si ferma, guarda i tifosi e li abbraccia. Il tempo si ferma, il dieci sulla maglia diventa quasi un tatuaggio: il mercato è lontano, e quasi non conta più. Domato, come il bisbetico: Russotto, tenera canaglia del Catania.